Lo spettro della lira

16 novembre, 2011 (12:19) | Economia, Mercati finanziari, Politica | By: gshqhn

Il crollo dei titoli di Stato di mercoledì è il segno evidente che l’Italia è ormai entrata in crisi di liquidità. Più che il rendimento del decennale oltre il 7% (o lo “spread” oltre i 500 punti), è stato il crollo dei prezzi dei Bot a 12 mesi a indicare che si è passati a uno stadio molto più grave della crisi.

di Alessandro Penati
Pubblicato il 11 novembre 2011 | Ora 09:37
Commentato: 21 volte .
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.
Il crollo dei titoli di Stato di mercoledì è il segno evidente che l’Italia è ormai entrata in crisi di liquidita’. Più che il rendimento del decennale oltre il 7% (o lo “spread” oltre i 500 punti), è stato il crollo dei prezzi dei Bot a 12 mesi a indicare che si è passati a uno stadio molto più grave della crisi. Mercoledì, a un certo punto gli intermediari erano disposti a comperare il Bot annuale solo a un rendimento del 10% (8,6% in chiusura). Qui la speculazione non c’entra: non ci sono derivati per vendere Bot allo scoperto. E la dimostrazione che, se la Bce non interviene, non ci sono compratori per il debito pubblico italiano. Questa si chiama crisi di liquidità: lo Stato ha sempre maggiori difficoltà a finanziarsi sul mercato ed è costretto a pagare tassi crescenti, che riducono la sostenibilità del debito, rendendo più probabile una ristrutturazione, e aumentando così il rischio per gli investitori. L’aumento del rischio innalza il margine di garanzia richiesto per finanziare le posizioni in titoli di Stato, rendendo il costo dell’investimento proibitivo. Un circolo vizioso che in breve tempo porta all’espulsione dello Stato dal mercato dei capitali. A questo punto, anche se il gettito fiscale bastasse a coprire le spese, la crisi di liquidità diventerebbe di insolvenza perché bisognerebbe comunque pagare gli interessi sul debito esistente e rinnovare quello in scadenza (quasi 300 miliardi l’anno prossimo). Tagliata fuori dal mercato, l’Italia sarebbe costretta a ricorrere all’aiuto dell’Europa e degli organismi internazionali, condizionato però a misure di austerità e a un piano di ristrutturazione del debito; oppure a dichiarare default unilateralmente, e uscire dall’euro. E il film già visto in Grecia. Quello che è successo mercoledì indica quanto il mercato ritenga concreto il rischio di una crisi di insolvenza dell’Italia nei prossimi 12 mesi. Folle illudersi che la crisi si sia allontanata solo perché ieri il Tesoro è riuscito a collocare Bot annuali al 6,2% e il decennale è ritornato sotto al 7%: sono tassi comunque insostenibili, e la discesa dei rendimenti è stata frutto degli interventi della Bce, direttamente sul mercato secondario, e indirettamente, finanziando le banche a costi irrisori affinché sottoscrivessero i Bot in asta. Finché la domanda deve essere drogata dalla Bce perché lo Stato possa finanziarsi, la crisi di liquidità permane; e il rischio che si trasformi in insolvenza, pure. Come evitare che l’Italia entri in una crisi di insolvenza? Primo: capire che si passa dalla crisi di liquidità all’insolvenza in pochi mesi; perché l’aiuto della Bce può essere efficace solo se è temporaneo. Secondo: basta con le favole tranquillizzanti alla Tremonti, gli appelli populistici a “sottoscrivere i Btp per la Patria,” o le fantasie di una “soluzione finale” per il debito, con impraticabili prestiti forzosi o patrimoniali; ma spiegare con chiarezza che un’economia stagnante e una spesa corrente (al netto degli interessi) che da 15 anni cresce più rapidamente del Pil sono incompatibili con la nostra permanenza nell’euro. Terzo: prendere i 39 punti della lettera dell’Europa, le tante proposte di riforma già scritte (nelle Considerazioni Finali della Banca d’Italia, quelle a “costo zero” di Boeri e Garibaldi, e altre ancora), trascriverle in leggi e decreti così come sono e approvarle. Quarto: approvarle subito. E’ improbabile che questo governo lo faccia di qui a domenica: dovrà farlo il prossimo, nelle settimane successive. L’effetto annuncio di un governo Monti non basterà per uscire dalla crisi: al massimo ci farà guadagnare un po’ di tempo. Se agli annunci questa volta non seguono rapidamente i fatti, questione di mesi e sarà crisi di insolvenza, chiunque sia il primo ministro. Quinto, l’adozione delle misure richieste è condizione necessaria per uscire dalla crisi, ma non sufficiente. Ci vuole tempo per recuperare la credibilità e far tornare gli investitori internazionali a comperare spontaneamente il nostro debito, invece di quello tedesco (solo così si riduce lo spread). Lo dimostra l’Irlanda che ha subito tagliato drasticamente la spesa pubblica corrente, e agito dal lato dell’offerta mantenendo le imposte societarie basse per attirare gli investimenti diretti dall’estero (nel primo semestre, più di Germania e Francia assieme), strumentali a rilanciare le esportazioni, e trainare l’economia. Così, ha ridotto il rendimento del suo decennale dal picco del 14% all’odierno 8%. Ma ancora troppo per essere sostenibile: il ricorso al mercato dei capitali le è ancora precluso e deve fare affidamento sui fondi ufficiali del piano di salvataggio. Come pure le banche irlandesi, che hanno nella Bce l’unica fonte di finanziamento. Lo scenario fa paura. Ma quello che più mi spaventa è una classe politica che sembra preoccupata principalmente a come posizionarsi per trarre il massimo vantaggio dalle prossime elezioni, fra qualche mese. Come se bastassero pochi mesi per uscire dalla crisi di liquidità in cui siamo entrati (senza aver ancora fatto nulla per uscirne). Non ho ancora capito se siano dei pericolosi cretini, che non si rendono conto di quanto stia succedendo e pensano veramente che default, ristrutturazione e uscita  dall’euro siano solo fantasie (o propaganda terroristica). O se siano cinici giocatori d’azzardo, convinti di poter
fare melina perché, di fronte al rischio di una nostra svalutazione, che inonderebbe l’Europa del made in Italy, la Germania cessi il bluff e chieda alla Bce di trasformarsi in compratore di ultima istanza del nostro debito,
 ponendo fine alla crisi finanziaria. Peccato che la Germania sia convinta che non prenderemo mai misure di austerità  e non faremo le riforme, se non con i tassi al 9% che ci metterebbero con le spalle al muro. Come nel
“gioco del pollo”: due auto lanciate una contro l’altra, per vedere chi ha più paura, e sterza per primo.
Spesso finisce con uno scontro frontale. Ma qui stanno giocando sulla pelle di tutti gli italiani.
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Richiesta di chiarimenti relativi alla lettera indirizzata dal primo ministro Silvio Berlusconi al presidente del Consiglio europeo

16 novembre, 2011 (12:17) | Economia, Politica | By: gshqhn


  • Richiesta di chiarimenti relativi alla lettera indirizzata dal primo ministro Silvio Berlusconi al presidente del Consiglio europeo e al presidente della Commissione europea

  • Domanda generale:
    1. Per favore fornite una versione postillata della lettera che indichi, per ciascun
    provvedimento/misura se:
    i. È già stato varato, e in caso di risposta affermativa indicare i progressi ottenuti tramite la sua attuazione;
    ii. È già stato adottato dal governo, ma non ancora da Parlamento; in caso di risposta affermativa chiarire i tempi necessari all’approvazione da parte del Parlamento e alla sua entrata in vigore; in caso contrario,
    iii. È un nuovo provvedimento: in questo caso fornire un piano d’azione concreto per l’adozione e la sua applicazione,comprensivo di scadenze e di tipologia dello strumento legislativo che il governo intende utilizzare.
    Si prega di indicare anche, ove appropriato, l’impatto stimato sul bilancio di ciascun provvedimento/misura e i mezzi con i quali lo si finanzierà.
    Finanze pubbliche sostenibili
    2. La lettera conferma l’impegno del governo nei confronti di un consolidamento fiscale programmato e ammette la necessità di una immediata azione aggiuntiva correttiva “qualora il deteriorarsi del ciclo economico portasse a un peggioramento del deficit”. Ciò per noi equivale a dire che saranno adottate ulteriori misure di consolidamento non appena dovesse palesarsi una minima deviazione rispetto all’iter fiscale tracciato. Poiché noi riteniamo che nell’attuale contesto economico la strategia fiscale programmata non garantisca il raggiungimento di un pareggio di bilancio entro il 2013, si renderanno necessari ulteriori provvedimenti per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2012 e il 2013. Si stanno predisponendo sin d’ora a tal fine delle misure aggiuntive? Se è così, di che tipo di misure si tratta? Potrebbero esse assumere la forma di ulteriori tagli alla spesa pubblica, sulla base dei risultati ottenuti da un’accurata
    revisione della spesa?
    3. Il governo è in grado di illustrare nei dettagli i piani che intende attuare per procedere a una dismissione dei beni di proprietà statale? Il governo sta
    prendendo il considerazione l’idea di vendere quote azionarie di grandi aziende di proprietà statale? Gli stimati introiti di 5 miliardi di euro l’anno per i prossimi tre anni prenderanno in considerazione dividendi più bassi e spese più alte sugli affitti che ci si può aspettare in conseguenza di tali transazioni?
    4. Il governo è in grado di delineare un piano di riduzione del debito lordo che le autorità intendono lanciare a partire dal 31 dicembre 2011, con l’assistenza della commissione ad hoc e di alto livello di cui si parla nella lettera? Quali misure si stanno contemplando, oltre e in più rispetto all’entrata di 5 miliardi di euro l’anno derivanti dalla vendita di asset, di cui sopra?
    5. Nella lettera, il governo descrive l’impatto dell’attuale legge pensionistica, inclusa l’applicazione, anticipata e decisa di recente, di un collegamento automatico all’aspettativa di vita e di un livellamento graduale dell’età pensionistica per le donne nel settore privato che, in base alle proiezioni disponibili per l’aspettativa di vita, dovrebbe portare a 67 anni entro il 2026 l’età obbligatoria per le pensioni di vecchiaia. Tuttavia, l’età della pensione per le donne nel settore privato resterà inferiore a quella degli uomini per molti anni a venire (contrariamente a quanto accadrà nel settore pubblico). Oltre a ciò, nei prossimi anni le norme che regolano l’andata in pensione consentiranno di fatto di farlo in età ancora relativamente giovane. Il governo sta studiando – per poter affrontare e risolvere queste lacune della recente riforma – dei provvedimenti adeguati, per esempio una restrizione ulteriore dei criteri di esigibilità della pensione di anzianità, o addirittura una loro abrogazione totale, e una più rapida transizione verso il livellamento tra i generi dell’età pensionistica standard?
    6. Nella lettera si ribadisce l’ambizione a introdurre nella Costituzione la regola del pareggio di bilancio, ma non ci sono riferimenti di sorta a uno strumento legislativo collaterale che è per altro necessario a rendere tale norma operativa e coerente con quanto prevede l’UE in tema di bilancio. Qual è la scadenza prevista per tale strumento legislativo secondario? Come garantirà di essere conforme a ciò che prevede l’UE in tema di bilancio? In particolare: il governo prende in considerazione l’“approccio asimmetrico” quando deve occuparsi di cicli (deviazione rispetto all’obiettivo del pareggio di bilancio consentita soltanto in fase negativa), al momento esposto nella proposta di emendamento costituzionale riguardante il bilancio pubblico che dovrà essere sempre coerente e soddisfare i requisiti di debito dell’UE e il raggiungimento dell’MTO (Medium Term budgetary objective)? È previsto a tale proposito un fondo aggiustamenti (“control account”) per valutare i costi di transazione expost con una chiara clausola che controbilanci l’accumularsi di tali slippage in un arco di tempo ben definito? È prevista una regola di spesa che integri a livello operativo il requisito del pareggio di bilancio? Come sarà attuato il requisito di pareggio di bilancio a livello di governi sottonazionali (regionali e locali, NdT)? Quali istituzioni/meccanismi di monitoraggio sono previsti a tal fine? Si prega di prendere nota che i servizi della Commissione sono disponibili a fornire assistenza tecnica per tutte le domande di cui sopra.
    7. Con la riforma fiscale e dell’assistenza sociale, come intende il governo
    spostare l’onere fiscale dal lavoro ai consumi e alla proprietà immobiliare? Ilgoverno sta forse prendendo in considerazione di reintrodurre l’ICI, o tassa di proprietà sulla prima casa?
    Creazione delle condizioni strutturali favorevoli alla crescita
    Fondi strutturali
    8. In che modo l’Italia intende accelerare l’assorbimento dei fondi UE? In
    particolare: quali misure si prevede di varare per migliorare la capacità
    amministrativa nelle regioni della Convergenza?
    9. In che modo il governo pensa di aiutare le regioni che di recente si sono viste sospendere i finanziamenti UE per scarsi adempimenti?
    10.Il governo sta predisponendo di concentrare la spesa dei finanziamenti UE per l’educazione, la banda larga, le ferrovie. In quali aree il governo ha previsto diridurre i finanziamenti per controbilanciare questi?
    11.Quali saranno le implicazioni per il budget della revisione strategica pianificata per i programmi cofinanziati dai fondi strutturali dell’UE per il 2007-2013?
    Qual è il tasso di riduzione del cofinanziamento nazionale previsto dal
    governo?
    12.Il governo può fornirci maggiori dettagli sul programma Eurosud per lo
    sviluppo del Mezzogiorno? Quali sono le garanzie messe in atto per assicurare che i fondi saranno utilizzati in modo appropriato e in conformità con le intenzioni politiche?
    Capitale umano
    13. Quali caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test INVALSI?
    14.Come intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole
    scuole? Quale tipo di incentivo il governo intende varare?
    15.Il governo potrebbe fornirci ulteriori dettagli su come intende migliorare ed espandere l’autonomia e la competitività tra le università? In pratica, che cosa implica la frase “maggior spazio di manovra nello stabilire le tasse di iscrizione”?
    16.Per quanto riguarda la riforma dell’università, quali misure e quali
    provvedimenti devono essere ancora adottati?
    Mercato del lavoro
    17.Quali misure concrete sta prendendo in considerazione il governo per
    promuovere l’occupazione dei giovani e l’occupazione femminile? Il governo sta prendendo in considerazione di intervenire nell’ambito degli accordi e dei contratti esistenti o sta programmando di introdurne di nuovi? In questo caso,che tipo di accordi e contratti prevede di introdurre?
    18.Come funzionerà il “credito fiscale per le imprese che offrono lavoro nelle aree più svantaggiate”? Quali aziende ne avrebbero diritto? Si tratterebbe di unamisura temporanea o permanente?
    19.Per quanto riguarda le previste “nuove norme di licenziamento per ragionieconomiche nei contratti di assunzione a tempo indefinito”, interesserebbero la legge che dispone licenziamenti individuali o collettivi? Quali parti della legge il governo sta pensando di rivedere e correggere, e in quale modo? In quali modi concreti la nuova legislazione contribuirà ad affrontare la segmentazione del mondo del lavoro tra lavoratori a tempo indefinito protetti e lavoratori precari? E a questo proposito, esistono piani volti a ridurre l’alto numero (46) delle tipologie di contratto di lavoro oggi esistenti?
    20.La prevista applicazione di condizioni più rigide nell’uso di contratti parasubordinati implica cambiamenti dei tassi di contribuzione all’assistenza sanitaria-sociale o anche alle leggi sul lavoro? Se si prevedono cambiamenti anche in questi ultimi, saranno graditi ulteriori dettagli sulle revisioni specifiche che il governo intende introdurre.
    21.Nella dichiarazione del summit dei paesi dell’euro del 26 ottobre 2011 si parlaespressamente di “impegno […] a rivedere il sistema dei sussidi di
    disoccupazione oggi molto frammentario entro la fine del 2011, prendendo in considerazione i vincoli di budget”, ma di questo non si fa parola nella lettera.
    Quali intenzioni ha dunque il governo italiano a questo proposito?
    Competitività
    22. Come intende il governo rafforzare gli “strumenti di intervento dell’Authority per la concorrenza con l’obiettivo di evitare la mancanza di coerenza tra la promozione di una situazione di concorrenza paritaria e le regolamentazioni a livello regionale e locale”?
    23.Per quanto riguarda la legge annuale sulla competitività, la lettera sottolinea che tramite strumenti legislativi diversi dall’adozione di questa legge annuale si sta pensando di regolamentare il settore della distribuzione dei carburanti e il settore dell’assicurazione obbligatoria degli autoveicoli. Ciò equivale a dire che la legge sulla competitività stessa, che già copre i servizi postali e i trasporti (per esempio le ferrovie, le autostrade e gli aeroporti), nonché ladistribuzione dell’energia elettrica, non sarà adottata?
    24.La lettera parla di “misure atte a rafforzare l’apertura delle professioni e i
    servizi pubblici locali”. Il governo potrebbe fornire ulteriori dettagli sui
    contenuti di queste misure e sui settori che ne sarebbero interessati? Abbiamo compreso bene che c’è l’intenzione di rimuovere le barriere di ingresso alle professioni? Oltre a ciò, nella dichiarazione del summit dei paesi della zonaeuro del 26 ottobre 2011 si riferisce che l’Italia si impegna a “abolire le tariffe minime nei servizi professionali”, ma di ciò non si parla nella lettera. Quali sono le intenzioni del governo italiano a questo proposito?
    25.È possibile ottenere maggiori informazioni che spieghino quali provvedimentidi riforma si pensa di varare nel settore delle acque, malgrado i risultati del recente referendum?
    Imprenditoria e innovazione
    26.Quali misure il governo prevede di adottare per promuovere la capitalizzazione delle imprese? Abbiamo compreso bene che il governo sta prendendo in considerazione l’introduzione di un Allowance for Corporate Equity? Se ècosì, sarà limitata solo ai nuovi investimenti?
    27. Come si tradurrà in misure concrete l’ambizione del governo di “trasformare le aree critiche in aree di sviluppo”?
    28.È possibile ottenere maggiori informazioni sulle misure concrete finalizzate astimolare l’attività nell’ambito della ricerca e dello sviluppo delle piccole emedie imprese, compreso il loro previsto impatto sul bilancio?
    Semplificazione legislativa e amministrativa
    29. È possibile ottenere ulteriori informazioni sulle misure concrete di
    semplificazione legislativa (in particolare nei confronti delle piccole e medie
    imprese) che sono state previste per individuare e rimuovere le normative
    legislative e amministrative superflue, e sulle modalità concrete con le quali siintende migliorare la qualità delle leggi e dei regolamenti esistenti?
    30.Quale sarà esattamente il ruolo del “Ufficio locale del governo”?
    Modernizzazione della pubblica amministrazione
    31.Quando sarà pienamente operativa la Commissione per la valutazione, la
    trasparenza e l’integrità della pubblica amministrazione? Di che cosa sarà
    incaricata esattamente tale Commissione?
    32.Quando diverranno pienamente operative le misure riguardanti il personaledella pubblica amministrazione (mobilità obbligatoria del personale; lavoro part-time; verifica e controllo del numero del personale)? Può il governo fornirci ulteriori dettagli su come saranno concretizzate tale misure? In particolare, il governo potrebbe descrivere gli accordi transitori dei quali si parla nella lettera per il trasferimento nelle regioni e nei comuni del personale occupato nelle Province?
    33. È possibile ottenere ulteriori informazioni sui progressi conseguiti
    dall’attuazione della riforma “Brunetta” in termini di: i) introduzione di
    stipendi collegati alla performance individuale e avanzamenti di carriera e
    obbligo per le amministrazioni di rispondere del loro operato per ciò che
    concerne i risultati; ii) possibilità di intentare causa con una class action contro le inefficienze del settore pubblico?
    Giustizia
    34.È possibile ottenere ulteriori informazioni sulle misure specifiche che sono state messe a punto per migliorare l’efficienza dell’amministrazione della giustizia civile?
    35.È possibile ottenere ulteriori informazioni sul mandato del gruppo tecnico presso il Ministero della Giustizia?
    Infrastrutture e costruzioni
    36. È possibile redigere meglio ed esporre chiaramente la politica scelta dal
    governo per ciò che concerne aeroporti, strutture portuali e trasporto
    eccezionale su strada?
    Riforme costituzionali
    37.Il governo può fornirci ulteriori dettagli sulle caratteristiche delle riforme previste (diverse rispetto all’introduzione dell’obbligo di pareggio di bilancionella Costituzione, di cui si parla nella domanda 6)?
    38. In che misura le riforme delle istituzioni politiche implicheranno risparmi di spesa?
    39.Il governo potrebbe fornirci ulteriori dettagli sulle misure finalizzate a
    migliorare la governance del paese tramite la riduzione del numero dei membri del Parlamento e il miglioramento dell’intero iter decisionale, come pure del ruolo del governo e della maggioranza?
  • IO HO 60 ANNI E SONO SUPPORTER DI MATTEO RENZI

    2 novembre, 2011 (17:55) | Economia, Politica | By: gshqhn

    IO HO 60 ANNI E SONO SUPPORTER DI MATTEO RENZI AFFINCHE’ SI PRESENTI ALLE PROSSIME ELEZIONI CON UNA LISTA AUTONOMA DAGLI ATTUALI PARTITI
    SE L’OPZIONE GENERAZIONALE NON ARRIVA MAI

    UNO DEI PUNTI SUI QUALI L’ITALIA DEVE URGENTEMENTE ALLINEARSI AI PARTNER EUROPEI PIÙ AVANZATI È COSTITUITO DALL’APERTURA DI APPARATI E STRUTTURE PRIVATE E PUBBLICHE AI GIOVANI – NON È ESEMPLARE, PER QUESTO ASPETTO, IL MODO IN CUI L’ESTABLISHMENT DEL PD HA ACCOLTO L’INIZIATIVA DI MATTEO RENZI A FIRENZE IN QUESTI GIORNI

    Articolo di Irene Tinagli pubblicato su la Stampa del 30 ottobre 2011

     Se pensiamo alla velocità con cui il mondo sta cambiando e la confrontiamo con la lentezza con cui pensano e agiscono i nostri politici, ci accorgiamo che qualcosa non torna. É stridente il contrasto tra il mondo reale, fatto di fenomeni nuovi che ci colgono alla sprovvista, di Paesi emergenti che esplodono strappandoci quote di mercato, e il mondo della nostra politica, fatta di signori attempati che periodicamente si siedono attorno a un tavolo, scambiandosi scartoffie in attesa del prossimo meeting.
         Cosi come colpisce il contrasto tra l’immagine di giovani manager, analisti e imprenditori che fanno e disfanno le sorti dei mercati internazionali, e le immagini dei nostri politici vecchi e stanchi che non sanno più capire ciò che gli passa sopra la testa né dare risposte a nulla. Politici appesantiti non solo da acciacchi e ceroni, ma ancora più da decenni di compromessi, irrigiditi dal cinismo più che dall’artrosi. Sono i politici navigati, scaltri, che cercano di minimizzare energie e sforzi per arrivare al prossimo piccolo traguardo.
         E così vanno avanti a forza di rinvii, palleggiandosi lettere d’intenti, lanciando proclami che tengano impegnata l’opinione pubblica per tre o quattro giorni, seguiti da smentite che ne occupano altri tre. Così un’altra settimana è andata in chiacchiere. Con sollievo di tutti gli schieramenti politici. Perché tutti ormai hanno alle spalle decenni di onorata carriera da cui hanno imparato che la politica conviene (a loro) farla così. Di fronte a questo avvilente scenario viene da chiedersi se tutto questo sia davvero inevitabile.
         Possibile che non esista una chance di ricambio, un’«opzione generazionale» in grado di farci riprendere il passo col mondo? Fino ad oggi l’Italia non sembra aver maturato gli strumenti per una tale opzione. I pochi giovani che riescono a farsi spazio tra i vari Berlusconi, Bersani, Bossi o D’Alema sono stati accuratamente selezionati in modo da neutralizzare ogni possibile cambio sostanziale. E quando capita qualche eccezione, come il caso di Matteo Renzi che ha sfidato i «dinosauri» del Pd, viene isolata e ignorata come una cellula impazzita, un cancro da estirpare. Perché, chiaramente, è troppo giovane (!), deve imparare a «non scalciare», e, soprattutto, deve dimostrare ciò che vale.
         É vero: le persone devono dimostrare sul campo quello che valgono. Ma questo vale per i giovani come per i vecchi. E non è chiaro come mai quelli che sono sulla stessa poltrona da venti o trent’anni, senza essere riusciti a cambiare quasi niente, non possano, per la stessa teoria, farsi da parte. Così come non è chiaro come mai un quarantenne o un trentenne che sia più fresco di studi, che abbia vissuto in prima persona cosa significhi studiare o cercare lavoro nel mondo di oggi, debba essere più inadeguato di un politico che, nella migliore delle ipotesi, ha preso una laurea agli inizi degli anni Settanta, non ha mai dovuto neanche scrivere o inviare un curriculum nella sua vita, e biascica tre parole d’inglese.
         Perché quindi abbiamo tanta paura a dare un’opportunità a qualche volto nuovo? Questa diffidenza verso i giovani e il cambiamento è un atteggiamento tipico italiano, e forse delle culture più tradizionali come quelle mediterranee. In Spagna, per esempio, dopo l’esperimento Zapatero si è registrata una nuova chiusura. Carme Chacón, la trentanovenne ministra della Difesa che avrebbe voluto essere il candidato socialista alle prossime elezioni, è stata subito fatta fuori dai baroni di partito, che hanno ripiegato su Rubalcaba, uomo di più consolidata tradizione partitica. I Paesi del Nord Europa, invece, sono più abituati a cambi anche radicali, a dare fiducia a volti e generazioni nuove. E proprio il loro esempio potrebbe farci capire che cambi generazionali anche radicali possono essere un’opportunità e non devono far paura.
         E il riferimento non è solo all’Inghilterra che ha eletto il quarantacinquenne David Cameron o che, a suo tempo, elesse il quarantaquattrenne Tony Blair. Anche i Paesi scandinavi offrono ottimi spunti. Jens Stoltenberg, attuale primo ministro norvegese, fu eletto quando aveva 41 anni, dopo essere stato, all’età di 36 anni, ministro dell’Economia e delle Finanze. Il nuovo primo ministro danese, Helle Thorning-Schmidt, ha 44 anni, ed è tra le più anziane della sua squadra di governo. La Thorning-Schmidt, infatti, non ha avuto paure o esitazioni ad affidare il ministero delle Finanze al trentottenne Bjarne Corydon o il ministero degli Interni alla ventottenne Astrid Krag Kristensen. Per dare un’idea di ciò che questo possa significare in termini di cambiamento culturale, basta pensare che quando Susanna Camusso è diventata dirigente della Fiom milanese, la trentaquattrenne ministro del Lavoro danese, Mette Frederiksen, non era ancora nata.
         E quando il nostro ministro Sacconi veniva eletto per la prima volta in Parlamento, Mette non andava neppure all’asilo. Certo, non è detto che tutti questi giovani ministri e primi ministri facciano un buon lavoro. E finché non avranno completato il loro mandato non sapremo con certezza dove avranno condotto i loro Paesi. Ma sappiamo con certezza dove i nostri grandi politici tanto esperti e navigati hanno portato il nostro.

    PORTALE DELLA SEMPLIFICAZIONE E DELLA FLEXSECURITY

    2 novembre, 2011 (17:53) | Economia, Politica | By: gshqhn

    TUTTO SUL PROGETTO-SEMPLIFICAZIONE  (NUOVO CODICE DEL LAVORO) E SUL PROGETTO PER LA TRANSIZIONE AL NUOVO SISTEMA DI PROTEZIONE DELLA STABILITA’ DEL LAVORO, IL SUPERAMENTO DEL MERCATO DUALE E IL CONTRATTO DI LAVORO A STABILITA’ CRESCENTE CON L’ANZIANITA’ DI SERVIZIO (D.D.L. N. 1481/2009)

    http://www.pietroichino.it/?p=1079

    SE IL PREMIER SPOSA IL PROGETTO FLEXSECURITY…
    Venerdì la dichiarazione di Silvio Berlusconi a Canale 5, sul punto che il Governo avrebbe fatto proprio il disegno di legge n. 1873 per adempiere l’impegno della riforma del mercato del lavoro assunto nei confronti dell’UE, ha fatto sì che io sia stato sommerso da una valanga di richieste di interviste e interventi. Eccoli:  http://www.pietroichino.it/

    A ME Le 100 proposte di Matteo Renzi PIACCIONO ASSAI

    2 novembre, 2011 (17:50) | Uncategorized | By: gshqhn

    TEMA 1 – RIFORMARE LA POLITICA E LE ISTITUZIONI

    Yahoo! Notizie – il botta e risposta tra Bersani e Renzi: “Non sono un asino”, guarda il video.

     1. Basta con il bicameralismo dei doppioni inutili. Cominciamo dalla testa. Il Parlamento, la sede della rappresentanza in cui si riflette la sovranità popolare, è oggi tra le istituzioni più denigrate e discreditate, anche perché è inefficiente. Quasi mille componenti e due camere che fanno lo stesso mestiere, entrambe titolate a dare e togliere la fiducia al Governo, con due serie di Commissioni che operano sulle stesse materie, due filiere dirigenziali, doppie letture su tutte le leggi, non hanno nessuna giustificazione. Una delle due camere va semplicemente abolita. Ne basta una sola, veramente autorevole, composta da non più di 500 persone. Al posto dell’attuale doppione serve un organo di raccordo tra lo Stato e i governi regionali e locali che possa anche proporre emendamenti a qualsiasi proposta di legge su cui la Camera elettiva si esprime in ultima istanza a maggioranza qualificata.

    2. Le elezioni diano potere ai cittadini non ai segretari di partito. Per ridare autorevolezza al Parlamento bisogna innanzitutto abolire il “Porcellum”, l’attuale legge elettorale che consente la nomina dei parlamentari da parte delle segreterie dei partiti, tornando ai collegi uninominali.

    3. La politica non sia la via breve per avere privilegi e una buona pensione. Aboliamo tutti i vitalizi per i Parlamentari e i Consiglieri regionali. La politica torni a essere assolvimento di un dovere civico e non una forma di assicurazione economica. Le risorse spese per i singoli Parlamentari devono essere portate alla media europea, distinguendo nettamente le indennità dalle risorse messe loro a disposizione per l’esercizio dell’incarico, che devono essere amministrate dagli uffici del Parlamento.

    4. Un costo standard per le Regioni. Oggi i Consigli delle varie Regioni hanno costi sproporzionati, che variano moltissimo senza nessuna giustificazione. Non sono legati alla dimensione dei territori che i Consigli dovrebbero rappresentare e nemmeno al numero dei loro componenti. Si va dai 35 milioni di euro dell’Emilia-Romagna agli oltre 150 milioni di euro della Sicilia. I consiglieri regionali devono avere un compenso e, chiaramente distinto da questo, un budget per le attività di servizio uguali in tutte le regioni. Deve essere definito il “costo standard” per il complessivo funzionamento delle assemblee legislative regionali fissandolo ad un valore compreso tra gli 8 e i 10 euro annui per abitante.

    5. Abolizione delle province. Più di 100 province non ce le possiamo permettere. Vanno abolite. Nei territori con almeno 500.000 abitanti si può eventualmente lasciare alle Regioni la facoltà di istituire enti di secondo grado per la gestione di funzioni da loro delegate.

    6. L’unione fa la forza: mettiamo insieme i piccoli comuni. I comuni sono il vero pilastro dell’amministrazione tra i cittadini, ma 8100 sono troppi, e tanti tra loro troppo piccoli per gestire i servizi che dovrebbero erogare. Mantenendo salvi i presidi locali e la rappresentanza dei centri minori, dovrebbero raggiungere attraverso unioni o fusioni una dimensione minima di 5.000 abitanti.

    7. I partiti organizzino la democrazia, non siano enti pubblici. Il finanziamento pubblico va abolito o drasticamente ridotto e in ogni caso commisurato al solo rimborso delle effettive spese elettorali, condizionandolo al fatto che i partiti abbiano statuti democratici, riconoscano effettivi diritti di partecipazione ai propri iscritti e selezionino i candidati alle cariche istituzionali più importanti con le primarie. Favorire il finanziamento privato sia con il 5 per mille, sia attraverso donazioni private in totale trasparenza, tracciabilità e pubblicità.

    8. Azzerare i contributi alla stampa di partito. Con internet, chiunque può produrre a costo zero il suo bollettino o il suo house organ. I contributi alla stampa di partito vanno aboliti.

    9. Le camere di commercio regolino il mercato, non siano imprese. Le camere di commercio dovrebbero limitarsi a tenere il registro delle imprese, garantire il mercato e non spendere soldi nella promozione, nell’acquisto e partecipazione nelle imprese, nella formazione e quant’altro non sia missione pubblica di regolazione. Inoltre bisogna portare la democrazia nella scelta dei consigli direttivi. Gli organi di governo delle camere non siano nominati dalle associazioni, ma siano eletti liberamente e direttamente dalle imprese. Anche chi non è iscritto alle associazioni ha diritto di scegliere chi governa le camere di commercio. Il tributo delle imprese sia volontario non obbligatorio.

    10. Il consiglio inutile. Il CNEL, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è un organo di rilevanza costituzionale, propone sostanzialmente pareri agli organi costituzionali, puntualmente ignorati. Istituito nel 1948, è entrato in funzione solo dieci anni dopo, trasformandosi rapidamente in una riserva per burocrati, in primis ex leader sindacali e imprenditoriali. In mezzo secolo, le sue proposte di legge sono state appena undici (11). Di queste nessuna ha mai avuto seguito o è stata seriamente considerata. Costa venti milioni di euro l’anno. Va abolito.

    11. Meno poltrone, più efficienza. Nel Paese ci sono 24.310 consiglieri d’amministrazione in aziende partecipate dal pubblico, al livello statale e locale. In tre anni bisogna dimezzare il numero dei consiglieri e la relativa spesa, sia accorpando le imprese sia privatizzandole, oltre che prevedendo un massimo di tre consiglieri per le aziende piccole e cinque per quelle grandi.

    12. Gli altri costi della rappresentanza. Anche le organizzazioni degli interessi (dai sindacati alle organizzazioni imprenditoriali) devono tornare a concentrarsi sulla loro funzione più propria: difendere i diritti dei loro associati. Quindi, le agevolazioni pubbliche di cui godono vanno commisurate alle effettive funzioni di rappresentanza che svolgono.

    13. Eliminiamo la classe politica corrotta. Lo strumento è una amnistia condizionata. Al rispetto di 5 punti: ammissione della colpa, indicazione di tutti i complici, restituzione del maltolto, impegno a non fare più politica. In caso di nuovo reato, la pena si somma a quella del reato oggetto dell’amnistia.

    14. Razionalizzare le missioni italiane all’estero. Definire una strategia di coordinamento della presenza militare all’estero in pieno accordo (e non in competizione) con l’Europa, per essere di maggior aiuto alle popolazioni e razionalizzare il costo d’intervento.

    15. Una strategia per il Mediterraneo in trasformazione. Siamo il paese europeo più vicino a una fascia di nazioni, dall’Egitto alla Libia, dalla Tunisia alla Siria, che sta vivendo un periodo tumultuoso nel quale la speranza della libertà si mescola con la paura di arretrare sul piano della libertà religiosa e della laicità dello stato. L’Italia dedichi una speciale attenzione a questi paesi aprendo sedi di istituti italiani di cultura, approfondendo gli scambi economici e culturali; offrendosi come un paese che può aiutarli nel passaggio alla democrazia.

    16. Cambiare la Rai per creare concorrenza sul mercato tv e rilanciare il Servizio Pubblico. Oggi la Rai ha 15 canali, dei quali solo 8 hanno una valenza “pubblica”. Questi vanno finanziati esclusivamente attraverso il canone. Gli altri, inclusi Rai 1 e Rai 2, devono essere da subito finanziati esclusivamente con la pubblicità, con affollamenti pari a quelli delle reti private, e successivamente privatizzati. Il canone va formulato come imposta sul possesso del televisore, rivalutato su standard europei e riscosso dall’Agenzia delle Entrate. La Rai deve poter contare su risorse certe, in base ad un nuovo Contratto di Servizio con lo Stato.

    17. Fuori i partiti dalla Rai. La governance della Tv pubblica dev’essere riformulata sul modello BBC (Comitato Strategico nominato dal Presidente della Repubblica che nomina i membri del Comitato Esecutivo, composto da manager, e l’Amministratore Delegato). L’obiettivo è tenere i partiti politici fuori dalla gestione della televisione pubblica.

    TEMA 2 – FAR TORNARE I CONTI PER RILANCIARE LA CRESCITA

     18. Portare il rapporto debito/Pil al 100% in 3 anni. La crisi di fiducia nell’Italia sui mercati internazionali accresce i tassi d’interesse e il peso del debito, che si trasforma in maggiori tasse per tutti. Per alleggerire questo peso e ridare fiducia ai mercati dobbiamo riportare il rapporto tra il debito e il Pil al 100% in tre anni. Questo puo’ essere fatto attraverso: i) privatizzazione imprese pubbliche; ii) privatizzazione municipalizzate; iii) alienazione di parte del patrimonio immobiliare dello Stato (il valore di mercato degli immobili di proprietà pubblica è di 380 miliardi; di questi sono ci sono immobili liberi per un valore di 42 miliardi di euro. Questi ultimi, essendo inutilizzati, possono essere venduti subito. Sul resto si veda quello che serve effettivamente al servizio pubblico e l’eccedenza sia liberata e venduta. Creazione di un fondo immobiliare che si occupi della valorizzazione degli asset). iiii) imposta sui grandi patrimoni. Non solo questo riduce il debito, ma elimina gli spazi per il clientelismo.

    19. Riformare le pensioni per avere ancora le pensioni. Sulle pensioni si può, fin da subito, parificare l’età pensionabile delle donne con quella degli uomini, instaurando una finestra anagrafica unica di 63-67 anni per accedere al pensionamento con assegno proporzionato alla speranza di vita secondo coefficienti attuariali aggiornati annualmente. Accelerare il passaggio al sistema contributivo per tutti. Eliminazione delle pensioni di anzianità nell’ambito di un patto tra le generazioni. Parte dei risparmi ottenuti andrà utilizzata per finanziare l’azzeramento dei contributi previdenziali per i giovani neo-assunti.

    20. Nuove regole per evitare il cumulo delle pensioni.

    21. Una rivoluzione copernicana per il fisco. Per tornare a crescere bisogna modificare il sistema degli incentivi. Oggi, il nostro Paese tassa i fattori produttivi e premia la rendita. Quel che serve è una rivoluzione copernicana del sistema fiscale che riduca la pressione sul reddito personale e sulle imprese e la accresca sugli immobili e sulle rendite finanziarie.

    22. Abolizione dell’IRAP. Finanziare l’abolizione dell’imposta con il taglio dei sussidi alle imprese.

    23. Uscire dal sommerso. Ridurre l’aliquota dell’IRES per le imprese che accettano procedure di accertamento rapido e maggiore trasparenza sui bilanci. Questo riduce gli incentivi ed aumenta i rischi a mantenere un’attivita’ nel sommerso.

    24. Le procedure per la crisi d’impresa come leva per la competitività del sistema. Gli imprenditori corretti danno lavoro e creano ricchezza per tutti, ma rischiano in proprio. Possono vincere e possono perdere. Quando perdono, vanno incoraggiati a gestire la crisi nel migliore interesse dei creditori e dei lavoratori. Occorrono regole che premino la correttezza e la trasparenza dei comportamenti e che consentano alle imprese che ancora producono ricchezza di ristrutturarsi e tornare sul mercato, nell’interesse di tutti. L’attuale normativa pone non pochi ostacoli agli imprenditori onesti ma sfortunati, e consente talvolta comportamenti opportunistici a danno dei creditori. Occorrono procedure moderne, che proteggano l’imprenditore in crisi ma lo obblighino a mettere tutte le carte in tavola, e che consentano ai creditori di decidere rapidamente. Procedure di crisi più efficienti aumentano la competitività del paese e la sua credibilità per gli investitori, anche stranieri.

    25. No ai condoni. Nessuno condono edilizio né fiscale, neppure travestito da scudo per il rimpatrio dei capitali.

    26. Riformare gli ordini professionali. Bisogna abolire gli ordini professionali superflui e ricondurre i rimanenti a una funzione di regolatori del mercato e non di protezione corporativa per quanti esercitano già la professione. Bisogna arrivare all’abolizione delle tariffe minime e ulteriore riduzione dei vincoli alla pubblicità per gli studi professionali, in maniera tale che tutti abbiano la possibilità di farsi conoscere.

    27. Liberalizzare i servizi pubblici locali. I servizi pubblici locali sono un monopolio d’inefficienza; bisogna liberalizzare i servizi, accorparli in poche società, abbassare i costi di gestione, ottimizzare l’uso del personale, rendere le gestioni trasparenti, allontanare la politica dalle decisioni aziendali.

    28. Antitrust obbligatorio. Sarebbe importante che le funzioni dell’autorità per la concorrenza si manifestassero non solo ex post, una volta che il fenomeno di violazione della concorrenza è già manifesto e acclarato, ma anche nel momento in cui le leggi sono discusse. E’ evidente che l’impianto di alcune leggi costituisce una menomazione della concorrenza e questo lo si può osservare già nel meccanismo astratto della norma, prima ancora di osservarne gli esiti concreti. Occorre perciò che nella discussione in Parlamento delle leggi di natura economica venga richiesto obbligatoriamente un parere all’autorità sulla concorrenza, in maniera che sia evidente la sua coerenza con l’obiettivo di non creare chiusure e barriere alla libera competizione di mercato.

    29. Liberalizzare le assicurazioni su infortuni e malattie. Le attività svolte dall’Inail, il monopolio pubblico che si occupa dell’assicurazione per le malattie e per gli infortuni dei lavoratori svolge una funzione tipica di qualunque società di assicurazione privata. Bisogna allora aprire all’accesso dell’attività di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro da parte di imprese private di assicurazione o di riassicurazione.

    30. Ridurre il numero delle norme. Le leggi statali in Italia sono oltre 21mila. È un numero troppo elevato, doppio o triplo rispetto a quello di altri paesi: in Francia sono meno di 10mila, quelle federali in Germania meno di 5mila. Alle leggi statali vanno aggiunte le circa 25mila leggi regionali, oltre agli atti normativi di livello inferiore. Le leggi e i regolamenti sono troppi, prodotti di continuo e modificati troppo frequentemente, poco coordinati tra loro, mal scritti, interpretati in modo incerto. Si pensa che i problemi si risolvano attraverso la modifica delle norme, piuttosto che la loro applicazione puntuale. Il disegno di legge 1873 del 2009 dimostra che il contenuto essenziale del diritto del lavoro può essere concentrato in poche decine di articoli, scritti per essere distribuiti in milioni di copie a tutti i lavoratori, imprenditori e consulenti e immediatamente comprensibili. Lo stesso si può fare in tutti gli altri campi, dal fisco al diritto civile.

    31. Mettere in competizione il pubblico con il pubblico. L’alternativa nella gestione di servizi non può essere solo o pubblica o privatizzata; è possibile creare una competizione fra una scuola e l’altra, fra sistema sanitario di un’area e sistema sanitario di un’altra area; tra un’università e l’altra, insomma all’interno di ciò che rimane pubblico. Quando l’offerta di un servizio pubblico specifico è al di sotto non solo della media, ma degli standard previsti per quel settore, bisogna trovare il modo di penalizzare il responsabile della struttura o addirittura la struttura nel suo complesso. Allo stesso modo, quando in uno specifico servizio, sia per il modo in cui il servizio viene condotto, sia per i risultati ottenuti, la situazione è di grande eccellenza bisognerà trovare il modo di premiare, economicamente e non solo con riconoscimenti, i responsabili e le strutture medesime. Le valutazioni siano fatte facendo partecipare e decidere i cittadini che utilizzano i servizi.

    32. Una Delivery Unit sul modello UK. Valutare non basta. Bisogna istituire una “unità di risultato” presso la Presidenza del Consiglio, che sia responsabile del raggiungimento degli obiettivi strategici in materia di istruzione, sanità, trasporti e lotta alla criminalità.

    33. Dirigenti a termine nelle aziende pubbliche. Nelle aziende i dirigenti a vita non esistono: ogni anno c’è un bilancio da fare, risultati da raggiungere, verifiche da realizzare. I contratti non sono mai a tempo indeterminato, vanno solitamente da tre a cinque anni e ogni conferma presuppone una verifica positiva. Nel pubblico i dirigenti, anche se falliscono, rimangono lo stesso nell’amministrazione, al massimo sono spostati e se falliscono ancora, vengono spostati ancora e girano nell’amministrazione fino alla pensione. L’incarico dirigenziale nell’amministrazione pubblica è una sfida ancora più grande rispetto a quella privata e perciò l’ambizione rispetto ai risultati deve essere maggiore. La proposta perciò è di avere contratti dirigenziali che durino cinque anni.

    34. Mezzogiorno: investire solo sullo sviluppo. Ogni euro investito nel Mezzogiorno, provenga dall’Europa o dallo Stato, deve essere finalizzato allo sviluppo e non al finanziamento della spesa corrente e al mantenimento di un sistema di economia assistita quasi esclusivamente pubblica e parassitaria.

    35. Superare il precariato attraverso il contratto unico a tutele progressive. Per superare il dualismo del mercato del lavoro, che vede parte dei lavoratori con tutte le garanzie e gli altri (i giovani) senza nessuna garanzia, occorre introdurre un contratto unico a tutele progressive che dia maggiori certezze ai giovani.

    36. Riformare gli ammortizzatori sociali. Bisogna passare dalla cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, a indennità di disoccupazione universali, applicabili anche ai dipendenti di piccole e medie imprese e improntati al criterio del welfare to work sul modello danese.

    37. I contratti aziendali contro i salari poveri. Oggi i lavoratori italiani ricevono un salario mediamente più basso rispetto a paesi a noi vicini come la Germania e la Francia. Un modo per avere salari più alti per i lavoratori italiani è quello di sostenere i contratti aziendali che possano, quando le condizioni aziendali lo permettano, crescere oltre quanto previsto dai contratti collettivi di lavoro.

    38. Aliquote rosa. L’Italia ha la più bassa percentuale di occupazione femminile d’Europa. Anche il tasso di attività femminile, cioè il numero di donne che si presenta sul mercato del lavoro, è il più basso. Un’agevolazione fiscale riservata all’assunzione delle donne e per un certo congruo numero di anni può portare a riallineare in alto la parità uomo donna sul piano del lavoro.

    SANITA’

     39. Immediata introduzione di un patto di stabilità interno non derogabile sui parametri dei costi standard. Lo scopo è quello di uniformare la spesa sanitaria nelle diverse realtà locali.

    40. Completa riorganizzazione della medicina sul territorio: radicale cambiamento del ruolo della medicina di base. Abolizione dell’attuale ruolo del medico di medicina generale. Creazione di ambulatori polispecialistici sul territorio. Consorzio dei medici di Medicina generale.

    41. Far lavorare in “rete” gli ospedali per le terapie di urgenza, ad alto costo, tecnologicamente sofisticati. Ciascuno caratterizzato da una propria peculiarità. Razionalizzazione dei servizi. Occorre riservare l’ospedalizzazione dei pazienti solo nei casi in cui effettivamente sia necessaria.

    42. Chiudere tutti gli ospedali con meno di 100 posti letto e che non abbiano un servizio di anestesia e rianimazione aperto 24 ore su 24. Questi dovrebbero essere ospedali per pazienti cronici a lunga degenza a bassa intensità di cure ma a basso costo. Dovrebbero essere di supporto agli Ospedali ad alta complessità e alto costo, i quali dovrebbero esclusivamente gestire la fase acuta e poi inviare a strutture con costi ridotti. Ne consegue anche la necessità di un’assistenza domiciliare efficace e ben coordinata. Nei grandi ospedali bisogna cancellare i doppioni, la moltiplicazione dei reparti ad alto costo e ad alta tecnologia creati solo per moltiplicare i ruoli direttivi.

    43. Creazione di percorsi diagnostici terapeutici su base regionale. Lo scopo è stabilire procedure e comportamenti comuni rispetto ad una data patologia e in parallelo gestire e organizzare l’offerta delle diverse prestazioni sanitarie.

    44. Esternalizzare, ma non per pagare di più. In via generale le esternalizzazioni aziendali servono sia per assicurare un servizio migliore rispetto a quello interno, sia per ridurre i relativi costi. Succede in sanità che l’esternalizzazione dei servizi troppo spesso si traduce non in un risparmio ma in un incremento dei costi, tanto che costa di più l’infermiera “esternalizzata” della infermiera interna. Allo stesso modo troppo spesso i beni e servizi acquistati dalle aziende sanitarie, hanno prezzi medi addirittura superiori a quelli di mercato, mentre sarebbe del tutto ovvio pensare che, dato l’ammontare delle quantità acquistate, si possano ottenere prezzi più bassi. inoltre l’esternalizzazione è troppo spesso gravata da attività professionalmente scadente. Occorre in questo caso strutturare e controllare l’iter formativo individuale

     RICERCA

     45. Un fondo nazionale per la ricerca gestito con criteri da venture capital. Istituire un fondo nazionale per la ricerca che operi con le modalità del venture capital e sia in condizione di finanziare i progetti meritevoli al di fuori delle contingenze politiche. Il fondo sarà gestito un comitato esecutivo in carica per almeno 7 anni, costituito per 1/3 da professori impegnati nella ricerca a livello internazionale, per 1/3 da membri della comunità finanziaria esperti di project finance e venture capital, e per 1/3 della Comunità europea.

    46. Incentivi fiscali per contributi alla ricerca universitaria. Detrazione dalla base imponibile del 905 di quanto donato alle università e tassazione agevolata per chi investe negli spin-off universitari.

     

    GIUSTIZIA

     

    47. Una terapia d’urto per la giustizia civile. Oggi l’Italia è intrappolata in oltre 5 milioni di cause civili pendenti presso i tribunali. Occorre assolutamente ridurre in tempi rapidissimi lo stock di cause arretrate, oltre che stabilire norme che rendano meno premiante il ricorso alla giustizia come modalità di rinvio di un pagamento o di una qualunque obbligazione. Si crei una task force composta da magistrati in pensione e da giovani avvocati per affiancare i giudici in carica nello smaltimento in tempi veloci dell’arretrato giudiziario civile.

    48. Avvocati pagati solo su preventivo. Al fine di evitare effetti discorsivi dell’applicazione delle tariffe sulla lunghezza dei processi, obbligo di stipulazione di un mandato che comprenda anche il preventivo per lo svolgimento dell’intero incarico, a prescindere dalla durata del procedimento. Ciò consentirebbe di incentivare gli avvocati ad una più rapida conclusione delle cause.

    49. Entri (più spesso) la corte. Riduzione a 30 giorni della sospensione dell’attività giudiziaria (20 giorni in estate, 10 giorni nel periodo natalizio). Oggi è sospesa dal 1° agosto al 15 settembre, perciò per 45 giorni. Prevedere lo svolgimento delle udienze anche nel pomeriggio in maniera da accelerare i tempi della giustizia.

    50. Accorpamento delle sezioni giudiziarie staccate. Riduzione dei costi degli uffici giudiziari mediante un’organica riforma delle circoscrizioni giudiziarie con accorpamenti delle sezioni distaccate (attualmente sono 220) mantenendo solo quelle che hanno ragione di essere quando il Tribunale circondariale è veramente lontano.

    51. Entri l’informatica nel tribunale. Completamento dell’informatizzazione di tutti gli uffici giudiziari anche per il deposito di atti e per estrarre copia di atti di controparte, documenti prodotti, sentenze, con abolizione dei borbonici depositi cartacei e delle marche da bollo, con evidente risparmio di tempo di tutti gli operatori.

    52. Il merito in tribunale. Valutazione dell’attività dei magistrati; stipendio in parte collegato alla produttività; maggior controllo e maggiori responsabilità in caso di errori conclamati. Avanzamento di carriera per merito e non solo per anzianità.

    53. Giustizia penale nei tempi giusti. Accorciare i tempi medi delle sentenze. Ogni corte d’appello si ponga l’obiettivo di ridurre in un anno del 10 % i tempi di svolgimento medio dei processi. Modernizzazione dei tribunali che seguano le buone pratica di Torino, Trento e Bolzano. Semplificazione dei processi e riduzione dei riti (oggi se ne contano 34) con abbreviazione dei tempi per ottenere la sentenza e certezza di esecuzione della stessa.

     

    TEMA 3 – GREEN, DIGITAL, CULTURA E TERRITORIO: LE NUOVE LEVE DELLO SVILUPPO

     

    54. Le città rinnovabili. Coinvolgere le amministrazioni cittadine nel raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni, assegnando obbiettivi alle grandi aree urbane e ai comuni. Parte degli incentivi per le energie rinnovabili sarà destinata ai piani cittadini per le campagne d’introduzione delle tecnologie eco-efficienti (caldaie di nuova generazione, finestre a isolamento termico), della mobilità sostenibile e degli impianti solari e micro-eolici.

    55. Incentivi rinnovabili. Annullamento degli incentivi alla produzione elettrica “inquinante” (carbone e inceneritori), e loro impiego delle rinnovabili “vere”. Gli incentivi rinnovabili non saranno impiegati solo per l’installazione d’impianti: ci si concentrerà anche sulla ricerca e sulla creazione di una vera filiera industriale. Si punterà di più sulle tecnologie ancora in sviluppo, come il solare a concentrazione (in alternativa al fotovoltaico) o il vento d’alta quota.

    56. Ammodernare la rete elettrica e il mercato per ridurre il costo della bolletta. Definire ed eseguire un piano d’interventi infrastrutturali e regolamentari, con budget e priorità, per ridurre i costi elettrici per le famiglie e le imprese. Le bollette saranno più chiare e leggibili, di modo che il cittadino possa scegliere il fornitore di elettricità che offra le migliori condizioni, e senza costi per il cambiamento.

    57. I rifiuti da problema a risorsa. Più raccolta differenziata (imporre ai Comuni 50% entro il 2015 e 70% entro il 2020) ma non fine a se stessa: incentivare, anche attraverso la leva fiscale, il riutilizzo dei materiali differenziati, il compost, le materie per produrre nuovi oggetti.

    58. Agribusiness italiano. Incentivare nuove imprese dell’agribusiness. Tutelare il prodotto agro-alimentare nel mondo, contro i falsi prodotti “italian sounding”, al fine di recuperare fette di mercato che spettano ai prodotti della nostra terra.

    59. Non auto blu, ma auto verdi. Obbligare tutte le amministrazioni pubbliche ad acquistare solo auto a basso consumo via via che le attuali, a benzina o diesel, devono essere sostituite.

    60. Puntare su internet. Accesso a internet veloce per tutti attraverso investimenti sulla banda larga e facendo saltare gli assurdi vincoli legislativi che ci hanno relegato agli ultimi posti della classifica di Freedom House.

    61. E&Open Government. Un piano nazionale per digitalizzare i servizi pubblici e ridurre la burocrazia. Adottare un piano complessivo per digitalizzare i servizi pubblici e gestire meglio il welfare, l’educazione, la giustizia, la sanità, i trasporti, la sicurezza. L’Italia deve replicare le migliori esperienze europee nei progetti di eGovernment, per ridurre burocrazia e costi, mettendo i cittadini al centro del servizio. Per le imprese, i servizi digitali aiuteranno a ridurre le incombenze burocratiche.

    62. Mai meno dell’1 %. Il Governo decida di investire l’equivalente dell’ 1 % del Pil italiano per la cultura.

    63. La funzione civile del bello. Restituire ai cittadini di oggi l’arte del passato. Il patrimonio artistico diffuso nel Paese è un bene comune che ci unisce, sancito anche dall’articolo 9 della Costituzione. Concretizziamolo attraverso il recupero di una minima parte dell’evaso – basta il 4 %.

    64. Defiscalizzare i contributi per la cultura. Occorre al più presto che sia defiscalizzato ogni contributo delle aziende e dei privati a favore della cultura. Al solo ruolo pubblico bisogna aggiungere anche quello privato se si vuole rigenerare la cultura italiana.

    65. Autonomia ai musei. Oggi la maggior parte dei musei non ha nessuna autonomia rispetto al Ministero dei beni Culturali in fatto di dipendenti (numero, compenso, inquadramento). I musei non incassano gli introiti dei biglietti, che vanno direttamente sul bilancio pubblico nazionale, non possono differenziare i prezzi dei biglietti. Bisogna fare in modo che ciascun museo possa rappresentare un’unità economica in senso pieno: raccogliere gli introiti, pagare le spese relative alla gestione del museo, sia pure riconoscendo delle royalties al ministero dei Beni Culturali.

    66. Un’agenzia internazionale per i musei italiani. Mobilitare risorse per la cultura attraverso un sistema analogo a quello istituito in Francia per i diritti internazionali dei musei.

    67. Coordinare il marketing turistico. Il nostro Paese va trattato come è un “prodotto” turistico unitario. Non possiamo lasciare alle Regioni le competenze esclusive di promozione, alimentando una scoordinata frammentazione delle attività di marketing turistico. Affidare allo Stato il compito di coordinare le politiche regionali e di sviluppare le attività di comunicazione complessiva.

    68. Rivisitazione delle competenze delle Soprintendenze. Oggi, nell’emergenza della conservazione del patrimonio culturale e del paesaggio, le funzioni di tutela sono totalmente esercitate dallo Stato, e risultano appesantite dall’obbligo di intervento su questioni di assoluta ordinarietà. Le Soprintendenze vanno per queste focalizzate sulle azioni più rilevanti per la tutela, lasciando l’attività ordinaria ai Comuni che garantiscano livelli organizzativi adeguati

    69. Una sola voce per la cultura italiana all’estero. Fondere gli Istituti di Cultura italiana all’estero con i Centri linguistici – Dante Alighieri e altri – sul modello dei Goethe Institute tedeschi.

    70. Ambasciatori per la globalizzazione. E’ sempre più necessario che le ambasciate italiane nel mondo, oltre a svolgere le funzioni diplomatiche, sempre meno essenziali da quando la comunicazione diretta tra i governi ha reso più facile il dialogo tra gli stati, assumano un ruolo di aiuto per le imprese italiane che competono sui mercati del mondo

    71. Scegliere le grandi opere che servono davvero Rivedere il piano delle infrastrutture alla luce di criteri di valutazione economica. Puntare sulle (poche) grandi opere che servono e soprattutto sulle tante piccole e medie opere delle quali il Paese ha davvero bisogno.

    72. Semplificazione delle norme sulle gare d’appalto. Aumento della soglia al di sotto della quale si possono indire procedure negoziate e procedure semplificate. Emanazione dell’obbligo di presentazione del DURC da parte di soggetti privati all’amministrazione interessata che dovrà acquisirlo per via telematica. Abolizione dell’arbitrato negli appalti pubblici e congruo indennizzo alla stazione appaltante in caso di ricorso immotivato.

    73. Liberalizzazione del trasporto pubblico regionale. Bisogna incrementare l’offerta di mobilità ferroviaria su base locale, favorendo la liberalizzazione dei servizi. Le Ferrovie dello Stato sono infatti sempre più concentrate sul trasporto ad alta velocità mentre rimane l’esigenza di avere trasporti ferroviari locali frequenti ed efficienti.

     

    TEMA 4 – DARE UN FUTURO A TUTTI

     

    74. Istituire gli “affitti di emancipazione”. Sul modello spagnolo, vengono istituiti gli “affitti di emancipazione” per i giovani che escono di casa. Si tratta di approntare un’offerta pubblica di “housing”, di appartamenti da dare in affitto a un prezzo ragionevole e per un tempo limitato ai giovani che cercano di uscire di casa, che vogliono sposarsi e non trovano casa, che si muovono dalla propria residenza per motivi di lavoro.

    75. Consentire a tutti gli studenti universitari di finanziarsi gli studi e le tasse. Obbligo per le Università di stabilire accordi con almeno tre banche (di cui almeno una locale e almeno una nazionale) per i finanziamenti agli studi universitari, garantiti da un fondo pubblico di garanzia.

    76. Premio ai laureati meritevoli da investire in formazione. I laureati con 110 e lode e la media ponderata superiore al 28,5 ricevano un bonus di 2.000 euro da investire in formazione, in Italia o all’estero, in programmi di studio riconosciuti.

    77. Regolamentazione dei contratti di lavoro per gli studenti. Introduzione di un contratto di lavoro per studenti universitari o di scuole di formazione, per un massimo di 32 ore al mese, con minimo salariale e assegnazione di crediti formativi (se il lavoro è attinente al corso di studi, in base alle valutazioni delle facoltà).

    78. Cominciare giovani, cominciare bene. Cominciare sin da giovani a coltivare la cultura del rischio d’impresa, mettere in pratica le idee che maggiormente appassionano, provare a creare ricchezza sin da giovani è un valore non solo materiale, ma anche etico per il nostro paese. Bisogna allora che i giovani imprenditori siano agevolati nel loro spirito di costruirsi un futuro in maniera autonoma e in una maniera tale che accresca la ricchezza del paese. La proposta è di favorire le imprese che nascono da persone fisiche con meno di 40 anni (che controllino almeno l’ 85% del capitale): la nuova società si crea e si registra con un unico atto a costo fisso di 1.000 euro e per i primi tre anni ha diritto a una gestione contabile estremamente semplificata e garantita dai Centri Servizi a un costo fisso (1.000 euro l’anno). Le persone fisiche che investono nella nuova impresa anno diritto alla defiscalizzazione parziale (50 %) dei capitali investiti. Per i primi tre anni l’impresa non ha alcun carico fiscale e per i successivi tre anni la tassazione sugli utili sarà parificata all’aliquota oggi vigente per i proventi finanziari (20 %).

    79. Diritto di voto a 16 anni. Permetterebbe di immettere circa un milione di giovani elettori nel processo politico, abbassando l’età media del corpo elettorale più anziano del mondo.

    80. Valutare le Università e sostenere quelle che producono le ricerche migliori. L’Italia spende per l’università e la ricerca meno dei grandi paesi con cui dobbiamo confrontarci, ma questo non è il solo problema. Il reclutamento dei ricercatori è spesso viziato da logiche familistiche e clientelari. Le risorse vengono disperse tra centri di eccellenza e strutture improduttive. Anche in questo campo si devono introdurre meccanismi competitivi. I dipartimenti universitari che reclutano male devo sapere che riceveranno sempre meno soldi pubblici. Deve essere chiaro che chi recluta ricercatori capaci di farsi apprezzare in campo internazionale ne riceverà di più. È un risultato che si può ottenere usando indicatori quantitativi sulla qualità della ricerca prodotta e il parere di esperti internazionali autorevoli e fuori dai giochi. L’obiettivo è avere una comunità scientifica meno provinciale, che esporta idee e attrarre talenti.

    81. Distinguere tra università eccellenti nella ricerca e università che offrono una buona formazione. Non tutte le Università possono essere centri di eccellenza in tutti i settori. Alcune non lo sono in nessuno. Ma non tutte per questo vanno chiuse. Le risorse per la ricerca avanzata e per i corsi di dottorato, finalizzati a formare i ricercatori di domani, devono andare dove vengono spese meglio. In tanti altri casi le Università possono svolgere una funzione formativa ugualmente fondamentale. Anche questa però può e deve essere valutata, usando indicatori oggettivi, insieme ai giudizi degli studenti.

    82. Abolizione del “valore legale” del titolo di studio. Introdurre nei concorsi della Pubblica Amministrazione criteri di valutazione dei titoli di studio legati all’effettiva qualità del percorso formativo dei candidati.

    83. Restituire prestigio e reddito agli insegnanti capaci. Ossia rivedere radicalmente le modalità di reclutamento e di retribuzione degli insegnanti, sulla base di criteri legati alla competenza e al merito.

    84. Eliminare la formazione che serve solo ai formatori. Esiste un’offerta molto ampia di corsi di formazione professionale che vivono solo per mantenere in vita le organizzazioni che organizzano i corsi senza nessun beneficio pubblico. Spostare le risorse da questo ambito in altri dove possono produrre benefici reali e aiutino il paese a riconquistare posizioni nell’economia della conoscenza.

    85. Ebook per tutti. Moltissimi libri sono liberi dai diritti d’autore, in pratica lo sono tutti i classici della letteratura italiana. L’invenzione degli ebook ha eliminato i costi di stampa e di distribuzione di un libro e, nel caso specifico, non essendoci diritti d’autore, neppure questa voce di spesa è presente. I costi sono soltanto legati alla accessibilità su web dei titoli e l’organizzazione del loro downloading. Il Ministero della Pubblica Istruzione, con spesa molto contenuta, potrebbe offrire la disponibilità degli e-readers a titolo gratuito a tutti gli studenti e promuovere una diffusione simile, a basso costo, anche dei libri di testo.

     

    86. Inglese sin da piccoli. Portare l’insegnamento dell’inglese ad almeno 5 ore settimanali in tutte le classi a partire dalla scuole elementari. È interesse del Paese che la padronanza dell’inglese sia diffusa, visto che la gran parte della letteratura scientifica, del commercio internazionale, dei prodotti multimediali parlano con quella lingua.

     

     

    TEMA 5 PER UNA SOCIETA’ SOLIDA E SOLIDALE

     

    87. Introdurre il quoziente famigliare. Fa parte della realtà italiana che la famiglia sia il luogo di raccolta non solo della solidarietà ma anche dei redditi. Si ricalcolino le aliquote fiscali considerando il quoziente familiare. A parità di reddito paghi meno la famiglia con più componenti.

    88. Detrazione della spesa famigliare. Dare la possibilità alle famiglie di detrarre dal calcolo del reddito imponibile totalmente (o parzialmente) alcune voci di spesa legate all’educazione, alla conduzione della casa, all’assistenza per gli anziani. Dovrebbe ogni anno essere emanata una lista delle spese specifiche che possono essere detratte in occasione della dichiarazione dei redditi. In questo modo si crea un conflitto tra chi paga il servizio e chi riceve il compenso che favorirà l’emersione di pratiche d’acquisto in nero molto diffuse in questi ambiti.

    89. Una regolamentazione delle unioni civili. La legge deve assicurare pieno riconoscimento alla coppia dal punto di vista contributivo e assistenziale. Ciascun convivente può beneficiare dell’assicurazione sulla malattia del compagno e l’unione conferisce gli stessi diritti del matrimonio in materia di cittadinanza.

    90. Promuovere la natalità. Il declino delle nascite in Italia è stato in questi anni molto accentuato: nel 1975 nascevano 2,2 bambini per ogni donna e oggi siamo a 1,4, quasi un figlio in meno per ogni famiglia. L’Italia è oggi il posto dove nascono meno bambini al mondo. Occorre determinare un vantaggio per la famiglia che accoglie i figli dal secondo in poi. Per ogni nascita del secondo figlio va previsto un assegno annuale di quattro mila euro per i primi due anni. Abbattimento della base imponibile dei primi 10.000 euro di reddito derivanti dal lavoro delle mamme con figli sotto i 3 anni.

    91. Adozioni internazionali. Più controlli sugli enti autorizzati, anche da parte della magistratura, e anche attraverso verifiche dell’operato di tali enti in rapporto ai costi sostenuti. Ciò al fine di ridurre gli attuali pesanti oneri economici degli adottanti.

    92. Più Nidi e Asili d’infanzia. Collocare i Nidi e gli Asili d’infanzia sotto la competenza del Ministero dell’Educazione. Uniformare a livello nazionale la legislazione regionale sul rapporto metri quadri/bambini ed educatore/bambini.

    93. Progetto DAVID per la sicurezza stradale. DAVID sta per Dati e analisi; Aderenza alle regole; Vita ed educazione; Ingegneria; Dopo la violenza. Partito da Firenze, DAVID è un modello di metodo esportabile ovunque: si mettono insieme i dati degli incidenti di un Comune (quanti incidenti, dove avvengono, le cause, quali controlli e dove vengono fatti, quanti e quali corsi vengono fatti nelle scuole per la formazione, quale assistenza viene fornita alle famiglie che hanno subito un lutto, qual è lo stato delle strade ecc), per creare un ‘profilo’ degli scontri e finalizzare un piano preciso di intervento. A livello mondiale gli incidenti incidono per l’1,5% sul Pil, mentre la spesa per la prevenzione continua ad essere irrisoria: DAVID ribalta la visione.

    94. Adozione dello jus soli. E’ un fatto elementare, addirittura fondamentale negli Stati Uniti: chiunque nasca in Italia è Italiano. Questo risolve alla radice ogni valutazione di ordine discrezionale, ogni aspetto burocratico e sancisce il principio che la terra dove si nasce non è irrilevante, ma è fondante dell’identità.

    95. Immigrazione intelligente. Occorre stabilire una politica attiva e molto dettagliata nei confronti dell’immigrazione legale. Si stabilisca un piano nel quale siano definite le competenze professionali che è più urgente per il Paese acquisire e si aprano le porte a queste competenze, da valutare nelle ambasciate e nei consolati italiani nel mondo.

    96. Regolare? Permesso veloce. Coloro che hanno bisogno di un permesso di soggiorno perché hanno un lavoro regolare, spesso aspettano parecchi mesi prima di avere il permesso e devono usare un titolo di soggiorno provvisorio, il quale però non permette loro di acquisire un mutuo o di accedere a altre attività che ne stabilizzino la residenza nel nostro paese. Gli immigrati che hanno un lavoro regolare rappresentano una forza e non un pericolo per il paese.

    97. Far diventare legge il 5 per mille. Il 5 per mille deve diventare legge, un diritto per contribuenti e volontariato, non

    più un favore. La stabilizzazione eviterebbe alle organizzazioni il quadro di incertezza regolativo ed economico. Il 5 per mille è il mattone primo di sussidiarietà reale e perciò anche fiscale.

    98. Un secondo 5 per mille: tassare le transazioni finanziarie per sostenere le organizzazioni no profit. La proposta è già stata presentata dalla Commissione Europea, ed è venuto il momento di approvarla: la TTF genererebbe 55 miliardi di euro all’anno a sostegno delle attività del terzo settore e avrebbe il significato di riportare la finanza al servizio dell’economia reale e del cittadino.

    99. Servizio civile obbligatorio. Un tempo di servizio agli altri coincidente con la maggiore età, della durata di 3 o 6 mesi. I contenuti ed i processi adeguati a gestirlo sono una responsabilità del terzo settore che deve inventarsi anche forme per sostenerlo e finanziarlo.

    100. Sequestrare più rapidamente, gestire meglio immobili, patrimoni e aziende. Durante la fase che porta un bene immobile alla confisca definitiva (da 6 a 10 anni) bisogna consentire l’affidamento temporaneo ai soggetti sociali, in attesa della definitiva confisca. L’aggressione dei patrimoni finanziari delle mafie può avere effetti analoghi alla lotta all’evasione, essendo stimato il fatturato annuo di “mafie spa” in 150 miliardi di euro. Le aziende sotto sequestro vanno sostenute nell’impatto con il mercato, formando amministratori giudiziari specializzati, incentivando la riconversione in cooperativa di dipendenti e consentendo nella fase di start up di accedere a forme di fiscalità di vantaggio e abbattimento del costo del lavoro come quelli previsti dalla legge 407. Non sarebbero minori introiti per lo Stato poiché oggi solamente un’azienda confiscata su mille riesce a sopravvivere.

    SE L’OPZIONE GENERAZIONALE NON ARRIVA MAI

    2 novembre, 2011 (17:36) | Economia, Politica | By: gshqhn

    IO HO 60 ANNI E SONO SUPPORTER DI MATTEO RENZI AFFINCHE’ SI PRESENTI ALLE PROSSIME ELEZIONI CON UNA LISTA AUTONOMA DAGLI ATTUALI PARTITI

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    SE L’OPZIONE GENERAZIONALE NON ARRIVA MAI

    UNO DEI PUNTI SUI QUALI L’ITALIA DEVE URGENTEMENTE ALLINEARSI AI PARTNER EUROPEI PIÙ AVANZATI È COSTITUITO DALL’APERTURA DI APPARATI E STRUTTURE PRIVATE E PUBBLICHE AI GIOVANI – NON È ESEMPLARE, PER QUESTO ASPETTO, IL MODO IN CUI L’ESTABLISHMENT DEL PD HA ACCOLTO L’INIZIATIVA DI MATTEO RENZI A FIRENZE IN QUESTI GIORNI  http://www.pietroichino.it

    Articolo di Irene Tinagli pubblicato su la Stampa del 30 ottobre 2011

     Se pensiamo alla velocità con cui il mondo sta cambiando e la confrontiamo con la lentezza con cui pensano e agiscono i nostri politici, ci accorgiamo che qualcosa non torna. É stridente il contrasto tra il mondo reale, fatto di fenomeni nuovi che ci colgono alla sprovvista, di Paesi emergenti che esplodono strappandoci quote di mercato, e il mondo della nostra politica, fatta di signori attempati che periodicamente si siedono attorno a un tavolo, scambiandosi scartoffie in attesa del prossimo meeting.
         Cosi come colpisce il contrasto tra l’immagine di giovani manager, analisti e imprenditori che fanno e disfanno le sorti dei mercati internazionali, e le immagini dei nostri politici vecchi e stanchi che non sanno più capire ciò che gli passa sopra la testa né dare risposte a nulla. Politici appesantiti non solo da acciacchi e ceroni, ma ancora più da decenni di compromessi, irrigiditi dal cinismo più che dall’artrosi. Sono i politici navigati, scaltri, che cercano di minimizzare energie e sforzi per arrivare al prossimo piccolo traguardo.
         E così vanno avanti a forza di rinvii, palleggiandosi lettere d’intenti, lanciando proclami che tengano impegnata l’opinione pubblica per tre o quattro giorni, seguiti da smentite che ne occupano altri tre. Così un’altra settimana è andata in chiacchiere. Con sollievo di tutti gli schieramenti politici. Perché tutti ormai hanno alle spalle decenni di onorata carriera da cui hanno imparato che la politica conviene (a loro) farla così. Di fronte a questo avvilente scenario viene da chiedersi se tutto questo sia davvero inevitabile.
         Possibile che non esista una chance di ricambio, un’«opzione generazionale» in grado di farci riprendere il passo col mondo? Fino ad oggi l’Italia non sembra aver maturato gli strumenti per una tale opzione. I pochi giovani che riescono a farsi spazio tra i vari Berlusconi, Bersani, Bossi o D’Alema sono stati accuratamente selezionati in modo da neutralizzare ogni possibile cambio sostanziale. E quando capita qualche eccezione, come il caso di Matteo Renzi che ha sfidato i «dinosauri» del Pd, viene isolata e ignorata come una cellula impazzita, un cancro da estirpare. Perché, chiaramente, è troppo giovane (!), deve imparare a «non scalciare», e, soprattutto, deve dimostrare ciò che vale.
         É vero: le persone devono dimostrare sul campo quello che valgono. Ma questo vale per i giovani come per i vecchi. E non è chiaro come mai quelli che sono sulla stessa poltrona da venti o trent’anni, senza essere riusciti a cambiare quasi niente, non possano, per la stessa teoria, farsi da parte. Così come non è chiaro come mai un quarantenne o un trentenne che sia più fresco di studi, che abbia vissuto in prima persona cosa significhi studiare o cercare lavoro nel mondo di oggi, debba essere più inadeguato di un politico che, nella migliore delle ipotesi, ha preso una laurea agli inizi degli anni Settanta, non ha mai dovuto neanche scrivere o inviare un curriculum nella sua vita, e biascica tre parole d’inglese.
         Perché quindi abbiamo tanta paura a dare un’opportunità a qualche volto nuovo? Questa diffidenza verso i giovani e il cambiamento è un atteggiamento tipico italiano, e forse delle culture più tradizionali come quelle mediterranee. In Spagna, per esempio, dopo l’esperimento Zapatero si è registrata una nuova chiusura. Carme Chacón, la trentanovenne ministra della Difesa che avrebbe voluto essere il candidato socialista alle prossime elezioni, è stata subito fatta fuori dai baroni di partito, che hanno ripiegato su Rubalcaba, uomo di più consolidata tradizione partitica. I Paesi del Nord Europa, invece, sono più abituati a cambi anche radicali, a dare fiducia a volti e generazioni nuove. E proprio il loro esempio potrebbe farci capire che cambi generazionali anche radicali possono essere un’opportunità e non devono far paura.
         E il riferimento non è solo all’Inghilterra che ha eletto il quarantacinquenne David Cameron o che, a suo tempo, elesse il quarantaquattrenne Tony Blair. Anche i Paesi scandinavi offrono ottimi spunti. Jens Stoltenberg, attuale primo ministro norvegese, fu eletto quando aveva 41 anni, dopo essere stato, all’età di 36 anni, ministro dell’Economia e delle Finanze. Il nuovo primo ministro danese, Helle Thorning-Schmidt, ha 44 anni, ed è tra le più anziane della sua squadra di governo. La Thorning-Schmidt, infatti, non ha avuto paure o esitazioni ad affidare il ministero delle Finanze al trentottenne Bjarne Corydon o il ministero degli Interni alla ventottenne Astrid Krag Kristensen. Per dare un’idea di ciò che questo possa significare in termini di cambiamento culturale, basta pensare che quando Susanna Camusso è diventata dirigente della Fiom milanese, la trentaquattrenne ministro del Lavoro danese, Mette Frederiksen, non era ancora nata.
         E quando il nostro ministro Sacconi veniva eletto per la prima volta in Parlamento, Mette non andava neppure all’asilo. Certo, non è detto che tutti questi giovani ministri e primi ministri facciano un buon lavoro. E finché non avranno completato il loro mandato non sapremo con certezza dove avranno condotto i loro Paesi. Ma sappiamo con certezza dove i nostri grandi politici tanto esperti e navigati hanno portato il nostro.

    Il testo della lettera della Bce al Governo italiano

    5 ottobre, 2011 (09:44) | Economia, Politica | By: gshqhn

    SECONDO VOI LA SINISTRA PUO’ ATTUARE QUESTA RICHIESTA DELL’ EUROPA OPPURE  CONTINUAMO AD ILLUDERCI?

    VOGLIAMO FORSE FARE LA FINE DELLA GRECIA ?

    29 settembre 2011

    Il testo della lettera della Bce al Governo italiano


    «Caro Primo Ministro». Inizia così la lettera strettamente riservata inviata dalla Bce al Governo italiano datata 5 agosto scorso e firmata dal presidente Jean Claude Trichet e dal futuro numero uno dell’Eurotower, Mario Draghi. Una missiva dettagliata pubblicata sul Corriere della Sera, in cui la banca centrale europea indica le misure antispeculazione da adottare «con urgenza» dall’Italia per «rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità del bilancio e alle riforme strutturali»: dalle liberalizzazioni alla riforma del mercato del lavoro e delle pensioni alla pubblica amministrazione.

    Ecco di seguito il testo della lettera.

    «Caro Primo Ministro,
    Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
    Il vertice dei capi di Stato e di governo dell’area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell’euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l’Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali.
    Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.

    Nell’attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure: 1.Vediamo l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed é cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l’aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro.
    a) E’ necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
    b) C’é anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L’accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
    c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.

    2.Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
    a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L’obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. E’ possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
    b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
    c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo. Vista la gravità dell’attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.

    3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione). C’é l’esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.

    Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
    Con la migliore considerazione,
    Mario Draghi, Jean-Claude Trichet
    29 settembre 2011

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    Caro Bersani, riconsegno la tessera del Pd

    29 settembre, 2011 (09:08) | Politica | By: gshqhn

    Caro Bersani, riconsegno la tessera del Pdhttp://marioadinolfi.ilcannocchiale.it/

    28 settembre 2011 

    Caro Bersani, 

    ti scrivo perché dopo una lunga e addolorata fase di riflessione ho deciso di riconsegnarti la tessera del Partito democratico. Lo faccio senza astio, con simpatia e stima per la persona seria che sei, con la convinzione che se domani ci fossero le elezioni sarebbe ancora il Pd il partito che voterei. Ma con la certezza che lo voterei per assenza di alternative e non perché io pensi che questo Pd possa davvero salvare l’Italia dalla condizione disastrosa in cui versa. Poiché mi accorgo di non essere d’accordo con la strategia complessiva del partito, poiché ormai mi sembra un partito intriso di conformismo conservatore, poiché le ultime scelte (dalla partecipazione alla piazza della Cgil, alla ricetta di politica economica e del lavoro, all’orizzonte politico complessivo indicato dalla tua foto recentissima con Di Pietro e Vendola, con annuncio di posti in lista persino per Diliberto) mi vedono disperatamente contrario, non posso che prendere atto di questa distanza e misurarla con responsabilità. Sono un giornalista e mi riprendo completamente quella libertà che un giornalista militante non può avere. 

    Ho partecipato con entusiasmo all’esperienza fondativa del Pd nel 2007 e ho condiviso pienamente la scelta del partito “a vocazione maggioritaria” che alle elezioni del 2008 ha cambiato il panorama politico italiano riducendo la frammentazione, chiamando gli italiani a una decisa scelta di campo. Volevamo un partito che ibridasse le culture senza annullarle, che fosse sempre più aperto, che si caratterizzasse per il protagonismo delle giovani generazioni. Su questa scommessa io mi sono impegnato in prima persona, candidandomi alle primarie fondative prima e alle elezioni politiche poi. 

    Quel respiro si è accorciato con le primarie del 2009, ora il Pd è ritornato ad essere il Pds: i cattolici più impegnati nella fede sono stati marginalizzati e costretti ad andare altrove, stessa sorte per il co-fondatore leader della Margherita, molti dei miei amici provenienti dalla cultura del cattolicesimo democratico hanno smesso di fare politica o sono emigrati altrove. 

    Per le giovani generazioni, poi, si è offerta la trafila appartenenza-fedeltà-cooptazione come percorso a cui ambire, rovinando completamente qualsiasi dinamica di rinnovamento, con la felice eccezione di Matteo Renzi e pochi altri, che si sono affermati avendo contro la quasi totalità dei leader della nomenklatura di partito. 

    L’apertura del Pd agli altri mondi è stata nulla: mi sono battuto per consentire la candidatura di Grillo alle primarie, ho chiesto il coinvolgimento organico dei radicali e dei socialisti, ho persino promosso l’idea di un referendum sul matrimonio omosex (a cui sono ferocemente contrario) con l’obiettivo di aprire il più possibile le porte e le finestre del partito. Che sono rimaste sigillate e dietro quelle porte si consumano vecchi riti da vecchio Pci che non ha tutta questa voglia di confrontarsi con il futuro e si tiene invece ben stretto un passato che ripiomba sul presente con vicende come quella di Penati, di cui nel Pd si è preferito non discutere provando a far passare l’idea della “mela marcia”. 

    Ma il nodo della mia rinuncia all’impegno militante nel Pd resta l’analisi sbagliata che questa classe dirigente fa dell’essere “di sinistra”. Io ho sempre ritenuto che il mio impegno a sinistra fosse motivato dalla necessità di ridurre le diseguaglianze, la più clamorosa delle quali è la diseguaglianza tra le generazioni. Oggi i ventotto milioni di italiani nati dopo il 1 gennaio 1970 hanno un welfare state azzerato dalla bulimia dei loro padri, che hanno avuto tutto: posto fisso, casa di proprietà, rendimenti da titoli del debito pubblico che hanno affossato l’Italia, scatti di anzianità, scivoli previdenziali, pensioni baby, pensioni di anzianità, pensioni di vecchiaia che nel 27.8% dei casi sono di gran lunga superiori al salario medio. 

    Oggi i ventotto milioni di italiani nati dopo il 1 gennaio 1970 sono preda della più alta disoccupazione giovanile di sempre, se lavorano sono precari, non possono acquistare una casa propria, pagano il prezzo del debito pubblico, subiscono politiche salariali penalizzanti, hanno una prospettiva pensionistica da povertà assicurata e, se andranno in pensione, ci andranno dopo i 70 anni quando i loro padri ci andavano anche prima dei 50. 

    L’Italia è spaccata in due: da una parte lavoratori tutelati, pensionati e pensionandi. Dall’altra gli under 40. Il Pd non vuole che sia toccato nulla ai primi e dunque, a parte le chiacchiere solidali, non vuol restituire niente ai giovani. 

    E’ o non è questa la più grande diseguaglianza, la più grave ingiustizia? Nel Pd una classe dirigente novecentesca (e anche molti dei suoi giovani cooptati) rimastica ricette scritte dalla Cgil a tutela dei già tutelati e marginalizza proposte come quelle di Pietro Ichino e di qualsiasi stretta alle pensioni in essere più ricche. Siamo stati addirittura capaci di batterci contro il contributo di solidarietà, finendo per beccarci un aumento generalizzato dell’Iva, tassa che colpisce prevalentemente i ceti meno abbienti e precari. Ormai ragioniamo per schemi e sono schemi che non reggono più la sfida del tempo. 

    Nel 2007 mi sembrava volessimo costruire un partito adeguato a quella sfida. Oggi la direzione di marcia è un’altra e non mi approvo. Non lascio il Pd per approdare ad altri lidi, che non ci sono. Lascio la politica militante, con dolore, preferendo dedicare il mio tempo all’attività professionale e alle mie figlie che crescono in un’Italia che dà i brividi. Tornerei ad impegnarmi nel Pd solo se vedessi possibile l’alzare la testa dei più giovani, in conflitto con voi anziani dirigenti che ormai non rappresentate più alcuna speranza. Sosterrei Renzi alle primarie, insomma. Ma non mi entusiasma questa ordinaria amministrazione. Per cui lascio. 

    Lo faccio nei giorni in cui si torna a parlare di unità politica dei cattolici. Vedi, caro Bersani, avevo già scritto una lettera simile a questa nel 2001, dieci anni fa: al segretario del mio partito di allora, il Ppi, contestavo l’idea di avviare un processo di scioglimento che avrebbe significato annessione al Pds. Nel 2007 avevo sperato di essermi sbagliato. Oggi mi accorgo di aver avuto vista lunga. Mi dispiace, ma io non ero iscritto al Pds allora e non voglio essere iscritto al Pds oggi. Forse davvero avremmo dovuto essere più coraggiosi e non cedere a chi volle frantumare il cattolicesimo politico fino a renderlo irrilevante. Ma è un discorso che approfondirò altrove, nell’attività pubblicistica che spero vorrai seguire. 

    Ho scritto fin troppo. Resta solo lo spazio dei saluti, che sono cordiali e senza alcun rancore. Ma un Pd così non è una speranza per il paese. Spero che tu te ne renda conto, che tu possa rinunciare dunque all’idea di candidarti premier, lasciando spazio a una nuova generazione di leader democratici non cooptati e aperti, che sul territorio a macchia di leopardo si sta formando. A loro darò una mano volentieri. A te potrei dare solo il mio voto, ma senza la convinzione di vedere grazie a te cambiare l’Italia, perché l’Italia del futuro possibile tu non sai immaginarla. Non è colpa tua, ma dopo la rapina subita dalla mia generazione io di un politico sessantenne non mi fido più. 

    Con sincerità Mario Adinolfi

    permalink | inviato da marioadinolfi il 28/9/2011 alle 12:55 | commenti (46) |

    I 10 punti del piano segreto del governo Berlusconi

    28 settembre, 2011 (10:57) | Politica | By: gshqhn

    PERSONALMENTE RITENGO CHE NE SAREBBE AUSPICABILE L’ATTUAZIONE, MA NON CREDO CHE LE FORZE CONSERVATRICI DI SINISTRA E DESTRA GLIELO PERMETTERANNO

     mercoledì 28 settembre 2011

    I 10 punti del piano segreto del governo Berlusconi
    1) Dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art. 21 Costit. e impiantare a catena TV via cavo … in modo da controllare la pubblica opinione media..(?????).
    2) Eliminazione delle festività infrasettimanali e dei relativi ponti (salvo Natale e Ferragosto);
    3) Concessione di forti sgravi fiscali ai capitali stranieri per agevolare il ritorno dei capitali dall’estero;
    4) Abolizione della validità legale dei titoli di studio;
    5) Concedere incentivi prioritari al settore energetico convenzionale e futuribile (nucleare);
    6) Stabilire che i decreti-legge del governo sono inemendabili;
    7) Riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento;
    8) Riforma della legge per sopprimere le provincie e ridefinire i compiti dei Comuni;
    9) Nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori;
    10) Limitare il diritto di sciopero.
    P.s. = Pur essendo – guarda caso – di estrema attualità e al centro del dibattito politico di questi giorni, i seguenti punti sono presenti in un documento molto più corposo denominato Piano di Rinascita Democratica, redatto dalla loggia segreta massonica P2 di cui l’attuale presidente del consiglio Silvio Berlusconi era iscritto con la tessera n.1816
     

    UNA SECONDA PROPOSTA CONTRO L’EVASIONE

    8 settembre, 2011 (10:56) | Economia, Mercati finanziari, Uncategorized | By: gshqhn

    San Paolo di Brasile, dove l’Iva non si evade perché i proventi sono ridistribuiti fra i cittadini
    di Diego Corrado e Marco Leonardi per La Voce.info

    La lotta all’evasione fiscale è tornata di attualità. Ma il modo migliore per incentivare il buon comportamento fiscale non è tanto il controllo e la punizione quanto la compartecipazione ai profitti. Anche per la tassa più evasa, l’Iva.

    Come dimostra il programma Nota Fiscal adottato a San Paolo del Brasile: un sistema semplice, automatico e che fa leva sulla tecnologia. Mentre in Italia l’impianto delle detrazioni dall’imponibile Irpef è complesso e oneroso per il contribuente.
    Questa estate di passione per i nostri conti pubblici e di affannosa ricerca di misure di risanamento del debito ha riportato al centro dell’attenzione il tema della lotta all’evasione fiscale. È necessario spezzare il circolo vizioso, in cui due elementi si sostengono a vicenda: più è alta l’evasione, più devo fare ricorso a misure dure e invasive e più incrino il rapporto tra fisco e contribuenti, facendo venir meno ogni possibilità di cooperazione tra
    gli attori del sistema. In effetti, la cosa più fastidiosa per un lavoratore autonomo è essere considerato automaticamente un evasore.

    E probabilmente non è neanche utile per raccogliere più tasse. Secondo gli economisti, il modo migliore per incentivare il buon comportamento fiscale non sia tanto il controllo e la punizione quanto piuttosto la “compartecipazione ai profitti”. (1)

    A San Paolo si fa così;
    Nel corso della discussione su questa manovra economica si è parlato molto di un aumento dell’Iva (e non è ancor detto che non avvenga davvero). L’Iva è però la tassa più evasa in quanto si crea una naturale collusione tra il venditore e il compratore ai danni del fisco: tu venditore mi fai lo sconto sul prezzo, e io compratore non ti chiedo lo scontrino- fattura. Ma oggi esistono tecnologie di facile adozione per limitare l’evasione dell’Iva e sono fondate sulla compartecipazione e sulla cooperazione piuttosto che sulla punizione.

     Le adotta per esempio lo stato di San Paolo in Brasile. Il programma Nota Fiscal Paulista prevede che il cittadino registrato al programma, comunicando il proprio codice fiscale all’atto dell’acquisto di beni, riceva il 30 per cento dell’Icms dovuto dall’esercente. (2)

    La somma accreditata può essere usata dal cittadino in compensazione delle proprie imposte o bonificata direttamente sul suo conto corrente.

    Gli esercenti hanno l’obbligo di aderire al programma, che è invece una semplice facoltà per i cittadini. Il tutto è gestito via web, ma non è necessario che l’esercente sia sempre on-line, può trasmettere i dati periodicamente. Il software è fornito gratuitamente dalla Secretaria da Fazenda.

     Il consumatore non ha nessun obbligo di conservazione dei documenti fiscali emessi nei suoi confronti, che saranno inviati dall’esercente e accessibili on-line in ogni momento. Lo scontrino cartaceo è utile al consumatore solo per successiva verifica, oppure nel caso di omissione di invio online da parte dell’esercente, per denunciarlo. Per accumulare il credito, il consumatore deve semplicemente comunicare il suo codice fiscale al momento dell’acquisto, è necessario registrarsi (tutto online, in pochi minuti) solo per consultare il credito accumulato e utilizzarlo. Anche i consumatori residenti in altri stati del Brasile possono aderire al programma e accumulare crediti.

    Il programma prevede un ulteriore incentivo che si affianca alla restituzione di parte dell’Iva incassata: la distribuzione di premi sorteggiati mensilmente tra i partecipanti; finora ne sono stati distribuiti per 489.500.000 reais. L’effetto combinato degli incentivi previsti dal programma ha portato a un incremento del gettito nei primi tre anni di applicazione pari al 23,3 per cento, con punte di quasi il 40 per cento nei settori più a rischio, come sport, tempo libero e ristoranti, secondo i dati della Secretaria da Fazenda. È un incremento notevole se consideriamo che anche il Brasile ha sofferto, seppur meno di altri paesi, per la crisi economica esplosa nel 2008.

    Secondo le stime del fisco paulista, al netto dei rimborsi, dei premi e delle spese di pubblicità del programma, il beneficio per le casse pubbliche a fine 2010 era di circa 800 milioni di reais annui, circa 350 milioni di euro al tasso attuale. Lo stato di San Paolo è grande quasi come l’Italia (248mila kmq), con una popolazione di 41 milioni di abitanti, e 11 milioni di consumatori registrati al programma sono davvero un numero imponente. Il Pil dello stato di San Paolo è circa di 350 miliardi di euro, quindi il gettito aggiuntivo è lo 0,1 per cento del Pil: come se in Italia, che ha un Pil di circa 1.500 miliardi di euro, un sistema analogo potesse raccogliere un gettito aggiuntivo netto di premi e rimborsi di 1,5 miliardi di euro.

    Due ostacoli italiani
    In Italia esistono le detrazioni dall’imponibile Irpef di alcune spese, considerate “meritevoli” (sanità, spese di iscrizione per l’istruzione pubblica e così via): al compratore conviene chiedere la fattura di tali spese per dedurle in sede di dichiarazione fiscale. Per godere del beneficio, che si risolve in minori imposte versate, è necessario indicare le spese nella dichiarazione annuale e conservarne i giustificativi fino alla fine del periodo di accertamento (cinque anni).

    Molti ritengono che si debba estendere il meccanismo, e quindi il conflitto di interessi tra venditore e compratore, a una più ampia serie di spese  per limitare l’evasione. Ma nell’impostazione italiana i principali ostacoli a questa proposta sono due. Il primo: per le spese minute è oneroso tenere gli scontrini fino alla fine del periodo entro il quale il fisco può rettificare la dichiarazione fiscale, come è richiesto oggi.

    Inoltre per la “gestione” delle detrazioni è spesso necessario il ricorso a un professionista, con relativi costi e fastidi, che spesso vanificano il beneficio della deduzione. Il secondo ostacolo è il “costo” per l’erario, in termini di minori entrate: se per ogni euro raccolto lo stato ammette diciamo il 20 per cento di detrazioni, non elimina del tutto l’incentivo a evadere e il suo gettito si riduce se il guadagno che ricava da una minore evasione è inferiore al costo dello “sconto fiscale” (si veda questo articolo).

    Il primo ostacolo, come ci mostra l’esempio dello Stato di San Paolo, può essere facilmente eliminato attraverso il ricorso a una tecnologia ormai già sperimentata con successo in altri paesi (si veda anche questo articolo). Il secondo certamente va valutato, ma la percezione di un fisco che incentiva un comportamento onesto aiuta anche nella raccolta delle tasse.

    Il modello brasiliano trasforma radicalmente il rapporto fisco-cittadino, creando un controllo capillare esercitato da un esercito di volontari che si applica ogni giorno in milioni di transazioni.

     Il sistema ovviamente non cancella tout-court l’evasione. Crea però un forte disincentivo in quella fascia di transazioni in cui il costo della collusione tra venditore e compratore (in termini di costo di transazione, rischio, ecc.) è superiore al beneficio per il compratore.

    L’automatismo del beneficio, la sua facile realizzabilità tecnica sono i principali punti di forza del programma.
    Soprattutto, capovolge l’impostazione degli strumenti di lotta all’evasione cui si fa spesso ricorso nel nostro paese, basati sull’inasprirsi dei controlli e dei criteri di calcolo presuntivi, che creano costi e fastidi (diretti e immediati per tutti, in termini di maggiori esborsi e tempi per la compliance; potenziali, ma gravemente iniqui, in caso di sanzioni ingiuste se non si riesce a vincere le presunzioni contrarie pur essendo nel giusto). 

    (1) John List, un famoso economista di Chicago, ha presentato alla conferenza annuale degli economisti i risultati di un esperimento: anche la gente che lavora per le opere caritatevoli ruba parte delle offerte (i furti ammontano a circa il 20 per cento del totale), il modo migliore per limitare i furti non è la punizione ma la compartecipazione. I furti si riducono al 3 per cento se chi raccoglie le offerte può tenersene il 50 per cento per ogni dollaro di offerta raccolto. Lo stesso ragionamento si può fare applicato al fisco ed è alla base della deducibilità delle spese ritenute meritevoli (istruzione, sanità eccetera).

     (2) La “nota fiscal” è il nostro scontrino fiscale. Il programma Nota Fiscal Paulista è illustrato in dettaglio alla pagina della Secretaria da Fazenda dello Stato di San Paolo (Fazenda=Tesoro). L’Icms è una specie di Iva, un tributo di competenza dei singoli stati della Repubblica federale del Brasile.

    07 settembre 2011

     

     

     
    http://notizie.tiscali.it/opinioni/La-Voce-info/1848/articoli/San-Paolo-di-Brasile-dove-…
    08/09/2011